introduzione al mio libro di pittura iperrealista.

Il Realismo è un'interpretazione della realtà che non va oltre un certo grado di similitudine con la realtà. L'Iperrealismo, come dice la parola, va oltre il realismo e si pone come obiettivo quello di emulare con perfezione la realtà che l'artista vede, raggiungendo risultati di realismo fotografico. Paolo Tagliaferro e Stefano Grandi, gestori di questo forum, aiuteranno gli amici del forum ad avvicinarsi a questa tecnica ciascuno con il proprio stile e metodo.

introduzione al mio libro di pittura iperrealista.

Messaggioda paolo » 04 ott 2014, 22:21

Perchè questo libro?

Sono un giovane artista, ho sempre amato moltissimo l'arte e la pittura rinascimentale e fiamminga. Da mio papà e da mio nonno ho ereditato la grande passione per la pittura. Quand'ero bambino osservavo mio nonno e poi mio papà che disegnavano e mi incuriosiva tantissimo come facevano a disegnare i volti, animali e paesaggi, mio nonno usando la china e mio papà usando i colori ad olio. Sono nato in una famiglia dove l’arte è stata tramandata da padre in figlio.
Mio papà notando il mio talento fin da piccolo, all’età di tredici anni mi regalò un cavalletto e decise di darmi le prime nozioni fondamentali sull’uso dei colori ad olio. Mi insegnò ad usare i pennelli e a creare le prime sfumature e per me era una forte emozione perchè finalmente potevo usare colori. Un giorno presi una foto di un vaso di fiori e con con l'aiuto di mio papà lo disegnai. In un pomeriggio terminai la mia prima opera già con un effetto di luce e ombra. Il risultato era diventato un po materico, ma mi piacque molto.
Da quando io intrapresi la via dell'artista, la luce e l'ombra divennero la mia maggior sfida e cosi ho cominciato a cercare dei libri che parlassero delle tecniche pittoriche. Tra gli artisti che mi colpirono di più fu il grande Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio.
Io quando vidi per la prima volta le nature morte di Caravaggio, rimasi con il fiato sospeso ad ammirare la tecnica esecutiva con cui lui rendeva il forte chiaroscuro e la naturalezza nelle sue meravigliose opere. L'effetto dipinto che ammiravo nei suoi quadri mi colpì così tanto a tal punto da estasiarmi, sembrava che i suoi personaggi fossero vivi e saltassero fuori dalla tela, le sue pennellate di luce mi sbalordivano e da quel momento decisi di tentare di riprodurre qualche sua opera con molta attenzione verso lo studio dei colori e con molta pazienza vidi qualche risultato di luce-ombra, e capii com'era difficile imparare a dipingere con lo stile degli antichi maestri. All'inizio l'inesperienza mi portava a fare dei sbagli nel preparare le imprimiture iniziali, nel mescolare e riprodurre le esatte tonalità, ma avevo tanta voglia di imparare a dipingere e continuando a migliorare, riuscii a colmare gli errori con le conoscenze pittoriche nel corso del tempo. I fattori piu importanti che hanno ispirato le mie nature morte iperrealiste, sono lo studio del chiaroscuro, la "rappresentazione della naturalezza" e la teatralità delle opere eseguite all'epoca di Caravaggio.
Quando attorno al 1593 Caravaggio entra nella bottega del cavalier d'arpino, viene subito impiegato dal maestro a dipingere soggetti di fiori e frutta. Ma è alla sua formazione in area lombarda, dove da tempo prendeva corpo un'attitudine alla "rappresentazione del naturale", che va fatta risalire la sua pratica di questo genere pittorico.
L'osservare e rappresentare la natura rigorosamente, con precisione analitica, è un risultato a cui certamente Caravaggio non sarebbe pervenuto senza la lezione di Leonardo, basta pensare ai particolari della tavola del Cenacolo. Leonardo fu forse il maggiore naturalista tra i pittori fiorentini e di conseguenza uno dei piu metodici. L'attenzione con cui osservava le forme, le sembianze e gli schemi della natura è testimoniata dai suoi straordinari appunti.
Al tempo di Caravaggio, imitare la luce naturale significava renderne verosimili gli effetti non piu avvalendosi di elaborati studi prospettici, ma simulando l'impressione che l'occhio ha di questi fenomeni, attraverso la finzione illusionistica di tipo percettivo. Ma Caravaggio come otteneva questo effetto cosi particolare? L'uso di una camera oscura in cui organizza una sorta di scena teatrale fa assumere ai modelli le posizioni in cui Caravaggio intende ritrarre i personaggi e apre sulla composizione solo uno spiraglio di luce. Regola infatti l'apertura della finestra in modo tale da creare un fascio di luce radente. Peraltro Caravaggio, seguendo le indicazioni dei padri della chiesa che spiegavano la valenza simbolica dei frutti, ricorse spesso ai riferimenti allegorici che lo portavano a utilizzare quella straordinaria capacità di riprodurre la realtà come solo lui sapeva dipingere. Nel suo famoso dipinto Canestra di frutta, olio su tela, 1596, la composizione dei frutti è costruita con precisione architettonica, mentre il cesto che sporge dal piano proietta un'ombra sul suo spessore che crea un effetto illusionistico verso lo spettatore. La foglia malata quella secca e accartocciata sulla destra o la mela bacata al centro della canestra alludono alla caducità della vita e alla vanitas che si nasconde nella bellezza della natura.
Anche in un' altro dei suoi dipinti "La vocazione di san Matteo" la vera protagonista dell'opera è l'immenso fascio luminoso che estrae dal buio uomini e cose nascosti dalle tenebre.
Osservando il dipinto si nota che dalla finestra filtra una luce rarefatta, che lascia appena intuire i contorni degli oggetti e dell'ombra. una luce più forte proviene dall'alto e illumina i cinque uomini intorno al tavolo, determinando gli spazi e i rapporti di prospettiva. Consiglio chi vuole imparare a dipingere la pittura della realtà di studiare bene questi due importantissimi dipinti di Caravaggio, esprimono a mio parere il maggior apice dello studio di luce-ombra, apice del suo modo di rappresentare la natura e la teatralità scenografica dei soggetti. Per rappresentare una natura morta moderna iperrealista c'è il bisogno essenziale di sapere come creare la teatralità e la naturalezza dei colori di un soggetto per sbalordire, stupire con il risultato finale uno spettatore che scambierà un dipinto per un'illusione della realtà.

Cos'è lo stile iperrealista e dove nasce.
Il Fotorealismo o Iperrealismo è un genere di pittura basato sulla riproduzione di un soggetto fotografico. Il termine è principalmente applicato ai dipinti realizzati negli Stati Uniti alla fine del 1960, inizi 1970. Chiamato anche realismo radicale, l'Iperrealismo rappresenta la realtà partendo da un’immagine fotografica, ingrandita il più possibile, e riportandola come disegno, cercando di essere più fedeli della normale percezione durante la realizzazione con colori e pennelli. Il movimento nasce negli anni Settanta, e si diffonde in Europa nel decennio successivo. Di fatto è derivato della Pop Art e si è contraddistinto per la maniacalità dei dettagli, sotto tutti gli aspetti esagerata.
La straordinaria fedeltà nei confronti della realtà è stata abbracciata soprattutto dall'ambito pittorico. Tra i più famosi, ricordiamo americani Chuck Close, Richard Estes, Ralph Goings. Unico esempio, raro nel suo genere ma di grandissima portata e ammirazione, è stato quello di Duane Hanson, scultore statunitense famoso per le sue creazioni raffiguranti persone del tutto normali, spesso in atteggiamento lavorativo, complete di acconciature altamente particolareggiate e abbigliate con vestiti veri.
La reale differenza tra arte e fotografia non è tanto la riproducibilità ma piuttosto la tecnica di riproducibilità. In verità l’arte è stata sempre riprodotta dall’uomo: dai copisti romani all’esercizio d’accademia, dalla xilografia alla litografia e alle incisioni, ma mentre queste tecniche non possono prescindere da una certa manualità, assai diversa è la natura tecnica della fotografia. Nei mezzi tradizionali, per produrre immagini, l’azione creativa si esplica partendo dal nulla: l’artista si trova di fronte ad uno spazio bianco da riempire di elementi. La fotografia, nata come tecnica di riproduzione della realtà, ha come suo “medium” non pennelli e colori, ma la realtà visiva. Non si dà forma ad un materiale in fotografia ma piuttosto si dà materia a una forma; non si usano più le mani ma l’occhio.
Trovo l’iperrealismo lo specchio pittorico più onesto del nostro tempo e non ha la pretesa di dire nulla di nuovo, ma di sfidare la fotografia ottenendo un effetto fotografico che, però, rimane pittura. Nessuna macchina fotografica o marchingegno fotografico potrà rendere quei colori, quella materia, quella “vita” che la pittura ha.
Il critico e saggista Walter Benjamin affermava, infatti, che l’opera d’arte in senso stretto, dava privilegio ad un numero ridotto di contemplatori, invece la fotografia, con la sua riproducibilità, diventava disponibile per un vasto numero di fruitori. Per questa sua riproducibilità tecnica, la fotografia mancava di quel carattere di unicità, singolarità che invece aveva contraddistinto la pittura sin dall’origine.
La pittura italiana figurativa dal medioevo all'età moderna, ha insegnato a tutto il mondo le tradizioni e le tecniche pittoriche, e non si può perdere questa fortuna che ci viene tramandata. Si direbbe che imitare la tecnica pittorica degli antichi maestri esista da sempre, perchè nei secoli si è sempre tramandata l'esperienza artistica dal maestro all'allievo. Un tempo non soltanto gli artisti si formavano eseguendo copie e imitazioni, ma anche gli studiosi e tutti coloro che volevano diventare esperti d'arte.
Io frequentando l'Accademia di Belle Arti, ho avuto una bellissima esperienza di vita, ma mi aspettavo che ci fosse più spazio per i corsi alle varie tecniche pittoriche, e da questo punto di vista mi ha un pochino deluso.
Nelle accademie ora esiste un corso di tecniche pittoriche ma è troppo breve e durata un solo anno, è considerato solo un un corso complementare, mentre troverei molto utile se si approfondisse per ogni anno accademico, ognuna delle quattro tecniche pittoriche. Purtroppo, oggi giorno, i giovani che s'inoltrano per l'ardua via dell'arte, mancano delle più elementari nozioni tecniche, perchè non trovano anche nelle scuole una sufficiente impostazione di questo problema formativo. Son dell'avviso che quella pratica dovrebbe essere ripristinata: reintegrando gli studi normali di storia dell'arte con l'apprendimento diretto delle tecniche dei maestri antichi si otterrebbe una conoscenza dell'arte ben più profonda di quella data da un approccio puramente accademico. Copiare gli antichi maestri come Michelangelo, Rembrandt, Caravaggio, Leonardo, è importantissimo, per comprendere l'importante valore della tecnica artistica, soprattutto se un pittore principiante sceglie il percorso dell'iperrealismo, ma anche il altri stili.
All'accademia il mio professore inizialmente era un po contrario alla pittura iperrealista perchè dipingevo troppo alla maniera classica, ma tramite scambi di idee e consigli mi aiutò molto a sviluppare la ricerca pittorica sperimentando nuovi linguaggi espressivi progredendo per raggiungere un' autonomia personale della mia produzione artistica, e spesso mi stava ad osservare mentre dipingevo e mi ricordo che mi diceva che lui non sapeva dipingere, ma il disegno anatomico umano lo conosceva davvero bene, tanto che spesso ci teneva tantissimo al disegno iniziale di una mano o di un piede, però in pittura lui amava l'arte di jean michael basquiat e stravedeva per questo artista e lo stile che lui aveva inventato e per questo motivo non amava molto l'iperrealismo anche se lo rispettava, perchè altri come me amavano dipingere con molta pazienza i dettagli pittorici.
Quando tornavo a casa alla sera dall'accademia spesso ero stanco ma in qualche momento libero o nel fine settimana continuavo dipingere anche a casa nel mio studio imparando da autodidatta la tecnica di pittura ad olio.
Io essendo ancora cosi giovane poco più che trent' enne, anche io ho ereditato gli insegnamenti pittorici dai grandi maestri del rinascimento, e con studi e pratica pittorica dipingendo tutti i giorni per anni non passa settimana senza che mi giungano email o telefonate da altri artisti che mi chiedano consigli sul mio modo di dipingere. Bisogna diventare bravi artisti a prescindere dal mezzo che si sceglie di usare per comunicare nel mondo che ci circonda ma al giorno d'oggi qualsiasi cosa prende subito il nome di arte, ma la vera Arte è un'altra cosa molto più complicata da studiare, sviluppare e da conoscere. Io capisco che sia giusto evolversi o che certi artisti amano provocare con l'arte, ma un primo esempio che mi viene in mente è questo attualmente: in uno dei padiglioni della biennale d'arte di Venezia c'era una montagna di sassi. Questa la chiamano arte? Siamo messi male davvero..e chi ha curato la biennale dovrebbe ripassare un po la vera storia dell'arte..Forse il suo significato è solo di installazione, ma non di arte. In giro nelle cave è pieno di mucchi di sassi e terra nei cantieri... a questo punto preferisco la land art che almeno la natura è coinvolta in un modo più sensato e intelligente durante la creazione dell'opera. Oppure si può considerare l'opera intitolata "merda d'artista" di Piero Manzoni. La creazione non mancò sicuramente di suscitare interesse, sia a causa della radicale rottura con la tradizione artistica del tempo che per l'evidente segnale di degenerazione e decadenza dell'arte moderna, che ha la pretesa di vendere come danza ciò che viene proposto dai programmi televisivi di Maria de Filippi. Invece uno degli orrori peggiori attuali creato come esposizione d'arte è stato rappresentato da un povero cane legato lasciato morire senza mangiare. Era un'installazione in cui purtroppo si voleva considerare arte anche far soffrire un povero animale. Ma se far soffrire un cane così selvaggiamente sarebbe arte vuol dire essere degenerati mentalmente e senza rispetto per gli animali. L’atto scivola, pertanto, nella consueta, antichissima domanda: che cos’è l’arte? Ricordando i meravigliosi capolavori dell'arte italiana, da Giotto, Michelangelo, Tintoretto, Caravaggio, Tiepolo, e tanti altri mi viene da pensare la creazione di una situazione come questa di dolore reale su un cane reale non è un atto artistico, bensì solo una crudeltà folle, perversa, e soprattutto inutile, come tutte le crudeltà di questo mondo. Inoltre l'artista ha trovato decine di persone che lo hanno autorizzato a farlo e magari gli si sono anche complimentate. Di fronte alla scena straziante non c’è stato nessuno che abbia slegato il cane e se lo sia portato via, nessuno che abbia dato uno schiaffo all’artefice dell’opera, nessuno che abbia afferrato per il bavero il direttore del museo e preso a calci nel sedere i custodi della sala. Si diventa dirottati in questa società dove i vestiti contano più del carattere, il denaro più della personalità, gli uomini hanno il terrore di fare una brutta figura, di prendersi una querela, di ricevere una sberla. Il povero cagnolino poi morì di sete e di fame, e dell'artista si è sentito parlare per molto tempo purtroppo come una grande celebrità invece di essere stato considerato un malato mentale.
Questo fatto comporta una grande ignoranza verso la vera cultura artistica e la perdita del significato della vera arte che ha avuto un grande sviluppo nei secoli. I grandi maestri a quest'ora dopo ogni crudeltà nell'arte o stranezza si rivolterebbero nella tomba se lo venissero a sapere.
Io non sono contro l'innovazione o la tecnologia, per carità, anche a me ha dato ottimi benefici per farmi conoscere, ma
il vizio di definire l'artista legato troppo alla tecnologia è abbastanza recente. In passato l'idea non era determinante per fare gli artisti. Si poteva comodamente attingere al database dell'iconografia del tempo per costruirsi una bella carriera, finchè nel 1917 arriva un francese di nome Marcel Duchamp che mette a testa in giù un orinatoio firmandolo come se fosse una scultura astratta. Premetto che lui all'inizio era un bravissimo pittore paesaggista figurativo, ma l'orinatoio all'epoca fu solo la prima provocazione contro la tradizione dell'arte per dire di smettere di dipingere. Da quel momento in poi l'artista ha sempre avuto bisogno di idee nuove per sembrare più furbo e più bravo di altri.
Il grande Salvador Dali aveva il doppio dono quello delle precisione e quello dell'immaginazione. Doni che combinati insieme gli permettevano di dipingere quadri eccezionali, e al tempo stesso precisi e favolosi. La pignoleria nell'arte paga solo se viene a supporto di una grande immensa creatività, che serve per diventare dei grandi artisti.
Ad esempio nella pittura iperrealista per diventare grandi artisti bisogna avere sia la genialità nell'idea, sia la tecnica che fa da padrona a questo stile. Per trovare queste combinazioni un artista può impiegare anche una vita intera di esperienze.
L'importante che il tempo impiegato e la precisione nell'esecuzione non siano fini a se stessi.
L'arte migliore è spesso il frutto della solitudine, e ciò che vien fuori per necessità, rischiando critiche e fallimenti.
C'è stato un momento nella storia dell'arte in cui anche davanti ad una scatola di scarpe vuota i collezionisti andavano in visibilio. Oggi invece rimane una presa in giro, e tutto ha una durata che può essere breve o lunga come l'ispirazione e la creatività di un artista che si spera che con il passare degli anni maturi creando opere sempre più spettacolari e d'ammirazione.
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